giovedì 27 marzo 2014

La sua timidezza


Io ricordo la mia. Era di quella timidezza che ti faceva abbassare lo sguardo se ti sentivi improvvisamente osservata. Le parole non uscivano se per un attimo ti ritrovavi ad essere protagonista della scena. Osservavi il mondo attentamente e avresti voluto dire una miriade di cose, fare mille domande, ma lei... la timidezza con la sua mano prepotente ti tappava la bocca. 
Poi crescendo, cominciavi a fartela amica. Sentivi che era un problema, ma desideravi che non lo fosse più. Non un problema, ma una dolcissima "peculiarità". 

Questa è la tua timidezza.

(Dedicata ad una stellina che brilla tanto, ma non sa che può brillare ancora di più)





"Appena seppi, solamente, che esistevo
e che avrei potuto essere, continuare,
ebbi paura di ciò, della vita,
desiderai che non mi vedessero,
che non si conoscesse la mia esistenza.
Divenni magro, pallido, assente,
non volli parlare perché non potessero
riconoscere la mia voce, non volli vedere
perché non mi vedessero,
camminando, mi strinsi contro il muro
come un'ombra che scivoli via.
Mi sarei vestito
di tegole rosse, di fumo,
per restare lì, ma invisibile,
essere presente in tutto, ma lungi,
conservare la mia identità oscura,
legata al ritmo della primavera."
                                                    

Timidezza - Pablo Neruda 

mercoledì 26 marzo 2014

Una valigia di meraviglia

I bambini portano  sempre con sè quello che gli adulti spesso dimenticano o perdono per strada. Una valigia di meraviglia, per il mondo, per le piccole cose, per i dettagli, per le cose semplici.

E' da loro che cerco di prendere esempio e quando ci riesco tutto sembra scorrere meglio.









mercoledì 19 marzo 2014

Il fascino delle cose antiche

E' da un po' che non tocco il mio Blog. Mi piacerebbe trovare sempre tempo da dedicare a questo mio spazio di condivisione, ma il tempo è così sfuggente a volte, soprattutto quando sei immersa interamente in qualcosa che ti coinvolge tanto.

Ultimamente in effetti mi sono tuffata a capofitto nella produzione di nuovi lavori Right Managed per la collezione di Arcangel-images, l'agenzia di stock foto per la quale lavoro. Ciò che sempre più cattura il mio interesse e la mia attenzione è il fascino delle cose antiche. Ogni oggetto antico e in disuso non passa inosservato davanti ai miei occhi, e così cerco di farlo diventare protagonista dei miei scatti.

Questa bicicletta rossa l'ho gentilmente presa in prestito :) da un signore che lavora nei pressi di casa mia. Non potevo non notarla. Sono rimasta anche troppo tempo a guardarla e finalmente un giorno (e ho scelto una giornata piovosa) ho pensato di chiederla per farmi una bella passeggiata nelle nostre campagne. Devo dire che è stata dura, non mancavano le strade in salita nel percorso che ho scelto, ma tra fango e pozzanghere in cui mi sono infilata, sono riuscita a farle qualche ritratto. 

Adesso anche lei fa parte della "Right Managed Collections" Arcangel-Images.








mercoledì 18 dicembre 2013

Sguardi e pensieri ad un Castello in frantumi - Castello di Calatubo, Alcamo


Ho sempre avuto uno sguardo su questo Castello, sin da quando ero bambina.
Non ho mai visto con i miei occhi però i suoi resti, ne potuto assaporare l'atmosfera che lo avvolge, finchè non mi si è presentata un'occasione concreta per potermici avvicinare sul serio guidata da chi ha saputo affascinarmi con storie, leggende... curiosità. 

Esattamente come immaginavo, ne sono rimasta  incantata... le stanze prive di soffitto e ormai invase da vegetali, la straordinaria veduta che lascia senza fiato, il silenzio ovattato nel quale ci si può perdere in riflessioni senza fine, la luce che filtra e disegna ai miei occhi forme immediate di fantasie remote, il mistero che vi aleggia attorno.... tutto così incredibilmente devastato eppur poetico.

Ringrazio di cuore Baldassare Carollo, presidente di LegaAmbiente nonchè mio stimato e caro amico,  per aver condiviso con me questa  avventura, guidandomi in un territorio a me completamente sconosciuto e  per la possibilità di avere a corredo dei miei scatti i suoi coinvolgenti testi capaci di rapire il lettore e  catapultarlo  in un vortice di sensazioni che, attraverso le sue parole  rende magicamente tangibili. 





ph Donatella Loi - testi Baldo Carollo

Vorrei scrivere questa nota per aforismi, quasi con pensieri franti, come si addice alla descrizione di un castello che si frantuma.
Calatubo è il sito più antico del territorio alcamese, il più anticamente importante, con continuità di insediamenti dalla preistoria alla protostoria, al medioevo.

Fu un centro della cultura sicana, greca, romana, araba…
Idris lo descrive nel 1154 come un grande casale arabo, pieno di vita, con campi di grano ben coltivati, con un porto di mare.














E’ abbandonato, violentato, rubato pezzo per pezzo, mattone per mattone, pietra per pietra, obliato.
Scavato clandestinamente da tombaroli perfino con ruspe.
La necropoli completamente saccheggiata, cancellata; le ossa dei morti oltraggiate, disperse.
Ci ha dato frammenti, vasi greci, coppe ioniche, kilikes, skyphoi, anfore, lucerne ombelicate, assi romani, anse con bolli di Rodi, di magistrati eponimi, che ricostruiscono indirettamente le vie mediterranee del vino, del grano, dell’olio.







Il castello di Calatubo fu edificato superbamente su una rocca a strapiombo per essere inespugnabile. 
Con una battaglia sul campo sarebbe stato imprendibile, invece è stato distrutto, quasi raso al suolo. 
Chi lo progettò non poté prevedere la venuta di un nemico così barbaro. 
Il castello di Calatubo infatti non è caduto a seguito di un’invasione dei Vandali o dei Visigoti ma per mano di una più terribile orda barbarica: l’ignoranza e l’inanità delle amministrazioni comunali.
Altra invasione dunque più subdola lo ha abbattuto, meno clamorosa, meno combattibile e più esiziale. 












Un serpentone autostradale lo irride, il tempo lo erode, l’indifferenza lo sommerge.
E muore in una malinconica eutanasia.
Sarei tentato di plaudire a questa estasi d’abbandono: c’è poesia, emblema, contrappasso, destino, la cifra della Sicilia eterna e maledetta.

Sensuale misticismo d’atarassia nell’oblio...

Ogni tanto una sparuta delegazione di pinguini in giacca e cravatta si arrampica fino alla rocca, celebra sbrigativamente un rito di vuote parole, assicura l’impegno inderogabile per salvare il castello: sono assessori, sindaci, onorevoli.
Vi dico: piuttosto che questo teatrino meglio il silenzio. Non parliamone più.






C’è almeno poesia in questa rovina senza ritorno, nel mormorare del torrente Finocchio tra una raffica di vento e l’altra nelle torri diroccate, in un’ape che sopra i fiori viola del camedrio sibila preghiere in voli trattenuti e improvvise accelerazioni circolari come un derviscio in estasi in una danza sufista.








Il castello si inabissa lentamente in una lotta impossibile contro l’eternità e cede alle ultime dolci invasioni: l’abbandono, le argentee colonie di assenzio, gli eserciti dell’ortica, della malva verde, le piante pendenti di capperi fioriti nei muri… 






Quella in fondo ad est, triangolare, è la “torre dei colombi”, sempre piena del loro tubare gutturale, come volessero comunicarci il segreto del castello con i suoni criptici di un alfabeto esoterico.








Meglio non entrare nei cunicoli, potrebbero assalirvi voci di fantasmi, di turchi, i lamenti di “u re Biddicchiu”, o il volto di medusa della maschera dello sciamano.




































Dal castello tutto è magia, apparizione iniziatica, vertigine: il mare sembra una stoffa, le montagne onde improvvisamente pietrificatesi, le colline tappeti volanti.
Trent’anni dopo del geografo Idris, nel 1184, il pio pellegrino della Mecca, l’andaluso Ibn Gubayr, naufrago in Sicilia, partendo da Palermo e diretto a Trapani, arrivato a Carini, preferì la via interna e passò per Calatubo. Quindi sostò una notte in una borgata detta Alqamah, piena di mercati e moschee: “(…) Di là partimmo e dopo un breve tratto arrivammo al castello detto Hisn allamah (castello dell’acqua termale). Scendemmo dai cavalli e ristorammo i corpi con un bagno…”.

Baldassare Carollo.                  

venerdì 8 novembre 2013

Il Bosco a Novembre




Ero impaziente di fare mia complice questa luce stupenda di un pomeriggio di novembre. Ottobre ...è stato lungo un respiro... quando ancora lo stavo gustando e annusando, era già passato. 
La montagna ormai è diventata il mio studio open-space... un'amica che vado a trovare quando ho bisogno di ristoro psico-fisico, quando desidero dare vita a ritratti che resteranno nel cuore... e quando voglio ricordarmi che la magia esiste.



 La mia piccola modella era con me tra quei viali visti e fotografati un'infinità di volte. "Mamma andiamo a cercare foglie secche? Mi servono per la scuola!" "Certo tesoro... e..ti va di giocare anche a fare la modella?"  :)





Maria - Piccola fata dei boschi

Ecco che alla fine di questa passeggiata fotografica... una frase interrompe il silenzio durante il tragitto in auto verso casa: Adoro fare queste cose con te, mi piace stare con te... siamo una squadra.

E io non posso che dire grazie, alzando gli occhi verso il cielo...



lunedì 23 settembre 2013

Come son belle le Bouganville



Già da un po' di giorni attiravano la mia attenzione. 


Traboccano dai giardini, queste splendide esplosioni di colore chiamate Bouganville... Sono in piena fioritura e le ho pensate così stamani, in un luminoso lunedì di settembre. Su una tavola bianca a donare qualche nota di colore tra un biscotto e un caffellatte.

Le mie Bouganville per augurarvi un buon inizio di settimana :)




mercoledì 24 luglio 2013

Waiting for a dream come true



"Per ogni sogno che si avvera, un altro giace in fondo al cassetto che attende il suo turno". 


Il mio cassetto non si chiude quasi più...straripa di sogni... probabilmente non si realizzeranno tutti. Alcuni sono molto consistenti, altri meno...ma tutti mi illuminano di speranza al solo pensiero.

Ci sono sogni che se realizzati riescono a prendere il posto di tutti gli altri; il sogno d'amore....è la chiave di tutto, se realizzi quello hai svuotato l'intero cassetto :).